Lana


Suolo e salute

Associazione R.A.R.E.

Camera Commercio Roma - Certificazione Caciofiore di Columella

Lana

L’utilizzazione della lana risale ad epoca assai lontana. Le antiche scritture di Mosè ed Omero accennano a numerosi  greggi. Al vello l’uomo sostituì la lana per difendere le proprie membra dalle intemperie. La lana si utilizzava come la si raccoglieva, allorchè naturalmente si staccava dal corpo della pecora. Questa lana era di qualità molto inferiore a quella che copriva l’animale, questo determinò in seguito la tosa delle pecore, operazione di origine molto remota. Gli ovini vengono tosati dai così chiamati “carosatori”, la cui bravura è quella di ottenere un vello di un sol pezzo a ciocche regolari. Riguardo alla tosatura si hanno: le lane madri o di masseria, quelle che si tagliano una volta l’anno; le lane bistose,quelle ottenute da due tose annuali in maggio e in settembre; le lane agnelline, quelle provenienti dagli agnelli; le lane morte o morticine o di pelatura quelle tolte all’animale morto; le lane di concia, quelle ottenute dallo slanaggio delle pelli  lavorate nelle concerie.Della maggior parte delle lane usate in commercio, quella di pecora è tra le migliori.

Il luogo di allevamento influisce molto sulla tipologia di lana della pecora, a seguito dell’adattamento climatico dell’animale.  La pecora da pianura dà fibra lunga, liscia, poco ondulata e grossolana. La pecora di montagna fornisce invece fibra corta, increspata, molto ondulata e morbida. Il commercio distingue le lane sucide dalle lane lavate. Le prime sono tal quali, provengono dalla tosatura, mentre le seconde hanno subito una o più o meno completa lavatura. Dalla lavatura completa, alla successiva prima pulitura e cardatura, effettuate dagli stabilimenti, le lane brutte perdono rilevanti quantità di peso in modo da avere, per differenza la quantità esatta di lana lavata, costituisce  la così detta resa dei velli, caratteristica fondamentale che influenza il prezzo delle lane. La lana è igroscopica, perciò influenza il suo peso in ragione del suo maggiore o minore contenuto di umidità, ne consegue che negli scambi commerciali si procede alla condizionatura o fissazione del peso condizionato in base a norme ben stabilite. Oltre alla razza e al luogo di allevamento, altri fattori che possono modificare le caratteristiche dei filamenti lanosi possono essere: l’età ed il sesso, che concorrono a procurare le notissime differenziazioni fra i velli e le lane degli agnelli, degli ovini adulti e di quelli ad età inoltrata, come pure quelle che distinguono gli arieti dalle pecore e dai castrati; l’alimentazione influisce in maniera particolare sulla qualità del vello, in particolare il bilancio nutrizionale che deve essere tenuto in perfetto equilibrio. In caso contrario si ostacolerebbe il normale sviluppo e accrescimento delle fibre lanose. Per la valutazione della lana si analizzano: il colore, la lucentezza, la morbidezza, l’ondulazione, la finezza, l’uniformità, la lunghezza, la flessibilità, l’allungamento, l’elasticità, la tenacità, l’umidità, l’oliatura.

  • Colore: deve essere normalmente bianco che tende a prendere facilmente le tinture , mentre quella colorata ha minor pregio e la qualità è più ordinaria
  • Lucentezza: varia a seconda delle razze delle pecore, in alcune merino la fibra presenta quasi lucentezza setacea, e non solo per ciò viene accresciuto il loro pregio; dipende dalla struttura interna della fibra e dalla disposizione e trasparenza delle squamette corticali.
  • Morbidezza: è influenzata dalla quantità di sego prodotta dalle ghiandole sebacee del pelo; deve essere tolto durante l’operazione di sgrassatura che determina la produzione della lanolina, sostanza utilizzata in farmacia per la sua inalterabilità, e di cui si serve per inpermeabbilizzare le stoffe ai liquidi, lasciandole permeabili solamente ai gas.
  • Ondulazione: le fibre di lana si presentano sul corpo dell’animale in forma ricciuta, più o meno intensa ed uniforme; le lane più fine contano un maggior numero di ondulazioni, mentre queste scompaiono completamente nelle lane più ordinarie.
  • Finezza: dipende dal diametro o spessore del pelo. Le lane più pregiate hanno il pelo più fino, mentre a misura che la fibra ingrossa diventa più ordinaria. Lo spessore della fibra varia da 15 a 17 micromillimetri nelle lane più fini e 33-40 micron in quelle più ordinarie. La finezza è un fattore di primaria importanza nella valutazione commerciale della lana, quanto più le lane sono fini e sottili, tanto migliori sono i risultati alla filatura e tessitura con l’ottenersi stoffe di maggiore leggerezza e pregevole morbidezza. Le lane vengono classificate al secondo del grado di finezza in lane Merinos e lane Incrociate per le grossolane. La finezza della lana si determina con l’utilizzo dei Eriometri. Il minimo delle dimensioni riscontrabili nelle lane è di 5 micron ed il massimo valore è di 70 micron nelle lane più grosse. Le lane si suddividono in: lane extrafine da 10 a 20 micron, fine da 20 a 25 micron, intermedie da 25 a 30 micron, comuni da 30 a 50 micron e ordinarie da 50 a 100 micron.
  • Uniformità: il vello deve presentarsi omogeneo, senza peli di seconda qualità, né con peli rigidi nei fiocchi isolati. La mancanza di uniformità è quasi sempre segno di malattia della pecora o di scarsa alimentazione.
  • Lunghezza: è diversa a seconda delle razze e del numero delle tose. Normalmente la lunghezza della fibra varia da 80 ai 240 millimetri, questa è una proprietà importantissima, perché le lane lunghe, in genere, ricevono una destinazione diversa da quelle corte nella manifattura delle stoffe. Si classificano in lane lunghe o da pettine lunghe da 7 a 32 cm, utilizzate per la fabbricazione dei pettinati; lane corte o da carda o da carderia con lunghezza inferiore a 7 cm. Una buona alimentazione può favorire la lunghezza dei fili.
  • Flessibilità: non tutte le lane sono flessibili allo stesso modo; le lane più flessibili sono quelle la cui fibra si piega al massimo grado, e sono quelle più atte alla lavorazione dei tessuti fini.
  • Allungamento: è in diretta relazione con la resistenza che offre la fibra. Vi sono fibre che possono sostenere un determinato peso massimo di 3 grammi e ve ne sono altre che possono sostenere un anche un peso di 40 grammi, è evidente che le lane più fine offrono una maggiore resistenza.
  • Elasticità: la fibra allungata o compressa tende a riprendere la sua lunghezza all’origine, ma non tutte le parti del vello presentano la stessa qualità fisica, con la stessa finezza, perché le une o le altre variano a seconda della parte del corpo dell’animale. Le lane a maggiore qualità hanno un elasticità che varia dal 20 al 35% della loro lunghezza originaria, mentre quelle ordinarie dal 30 al 50%. Questa proprietà ha una elevata importanza per valutare le lane adatte alla fabbricazione dei materassi.
  • Tenacità: è la resistenza che le fibre oppongono alla rottura (carico di rottura). In generale essa varia proporzionalmente alla sezione delle fibre e quindi alla finezza. le lane merinos hanno un carico di rottura di 7 gr.
  • Umidità: la lana è molto igroscopica, se lasciata in un ambiente molto umido assorbe sino al 34% e la trattiene tanto tenacemente che anche dopo essiccamento a 85°, ne contiene ancora il 10-12% di umidità. È un parametro essenziale per evitare frodi durante la commercializzazione.
  • Oliatura: le lane pettinate e filati derivati contengono piccole quantità di olio.

In commercio le lane si classificano empiricamente osservando soltanto il loro stato, la razza, la tosatura, la lunghezza della fibra. La più importante distinzione pratica per il commercio  è quella in lana da carda e lane da pettine. La lana da carda serve per fare le stoffe che dopo il trattamento possono presentare uno stato feltrato, risultato dall’intreccio delle fibre tese sotto i 100 mm di lunghezza. La lana da pettine invece serve per formare stoffe lisce, per fili delle quali non serve la feltratura, sia pure superficiale. Essa non deve presentare lunghezza troppo limitata, ma almeno al di sopra di 80 o 100 mm. Deve avere buona resistenza e limitate ondulazioni. Questa caratteristica però non può invocarsi per tutte le razze, in quanto il vello di alcune pecore può adoperarsi tanto per carda quanto per pettine.

La lana durante la lavorazione industriale necessita di una o più lavature, a mezzo di macchinari che permettono il lavaggio e il risciacquo della lana. Il rendimento della lana, con il lavaggio e l’essiccamento varia a seconda della quantità di sudiciume che la lana aveva prima dell’immersione nelle lavatrici. È quindi necessario, nella ricerca del costo della lana lavata, la determinazione del calo che essa subisce e che risulta dalla differenza tra il peso della lana prima del lavaggio e quello dopo l’essiccamento. La lana lavata ed essiccata successivamente necessita della filatura per produrre panni cardati oppure dei pettinati.  La fabbricazione dei primi è basata sulla proprietà che ha la lana di feltrarsi; mentre la lavorazione dei pettinati ha per base lo stiramento e la torsione della fibra della lana. Le lane da carda dopo la lavatura prima passano ai battitori  con i quali si elimina ogni materiale estraneo alla massa, poi agli sfibratori per avere un apertura completa dei bioccoli e quindi per ridare la flessibilità e pastosità perduta col bagno, dopo l’apritura e la sfibratura, la lana va alle oleatrici , ove la lana viene spruzzata con olio leggero in modo che non intacchi le fibre e che consenta la saponificazione. Dopo l’oliatura la lana è pronta per la carda, viene sottoposta all’assortimento di cardatura da tele di alimentazione, mentre appositi cilindri distributori ne fanno un'unica falda atta poi ad essere filata in grosso dalla carda continua. Il nastro che si ottiene si avvolge intorno a fusi i quali formano lo stoppino. La lana da pettine dopo lavata ed essiccata, viene leggermente oleata e passa alla carda, dove pulita dalle impurità si prepara il nastro di lana. Il nastro di lana poi passa alla pettinatrice che prepara un filato grosso con una leggera torsione. Sia il filato grosso cardato, che il filato pettinato passano poi al filatoio per la filatura in fino. I filatoi si basano sulla proprietà di stirarmento che ha la fibra della lana. I filati si distinguono in filati semplici (ad un unico filo); ritorti (a più fili accoppiati); ritorti fantasia (con ritorti ad uno dei fili, altri in modo da formare diverse specie di anelli o bottoncini). Il ritorto a differenza del filato semplice presenta maggiore forza e tenacità della fibra e il tessuto che si ottiene da esso è migliore di quello prodotto con un unico filo.

Un parametro importante è il titolo del filato, non è altro il rapporto tra la lunghezza di un filo e il suo peso che varia in base alla natura del filato. Dopo il procedimento di filatura la lana passa al telaio per la costruzione del tessuto, questo procedimento prende il nome di tessitura. Il tessuto è formato dall’intreccio di una serie di fili disposti parallelamente, nel senso della lunghezza detta catena o ordito con un altro ordine di fili trasversali, per lo più normali ai primi detti  trama. Il modo in cui si alterna il passaggio di fili di trama attraverso quelli della catena, ossia l’intreccio del filato di trama e di catena, costituisce la così detta armatura. Le armature, a seconda del modo d’intreccio, danno tessuti semplici, derivati, composti, ed armature combinate.


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